Il ritorno del tempo: la condanna invisibile di Manic

Bentrovati cari amici, questa domenica siamo di nuovo in compagnia della nostra amica MANIC, prima di lasciarvi alla lettura dell’articolo di oggi vi ricordiamo che potete sostenere il nostro lavoro donando il vostro contributo qui:

“Perché continui a rimandare? Non capisci quanto desidero una famiglia con te? Una famiglia nostra, che cresce per il nostro futuro”

E’ domenica, … MANIC stringe il telefono, già, su temi importanti Paolo le scrive piuttosto che parlarle, è sempre al lavoro, sempre impegnato in qualche impresa “epica”, ma questa volta le parole di Paolo rimbombano nella sua mente come un’accusa sottile: “Non sono io il problema, Manic. È che tu non sei pronta per un progetto così grande“. MANIC si chiede: “Sono io che sbaglio? Forse non sono pronta, forse non gli sto dando abbastanza sicurezza…”

Cosa succede alla nostra amica MANIC? sono giorni pesanti, giorni dove la verità sta bussando alla porta, ma lei non vuole ascoltare.

Paolo parla di figli, di un progetto che sembra sempre sul punto di realizzarsi, ma che puntualmente si dissolve in accuse e rimandi. Ogni ritardo, ogni scusa, si trasforma in un’arma contro di lei, insinuando il dubbio che sia lei a non essere abbastanza. Eppure, Paolo è l’unico che sa davvero perché quel progetto non vedrà mai la luce.

Paolo porta sulle spalle il peso di una storia antica, una cultura che ha modellato la sua famiglia e, inevitabilmente, lui stesso. Paolo è figlio di un contesto in cui la donna non aveva voce, era un accessorio del letto, una parte funzionale della casa. In quella mentalità, la donna non era un essere libero, ma uno strumento, succube del dovere, un dovere di famiglia che aveva portato la mamma di Paolo, ancora minorenne, a diventare moglie del suo stesso zio materno.

Paolo, un figlio voluto ed amato da sua mamma, ha però ereditato tutto questo senza riscatto, trasformandolo nell’unica cosa che secondo lui poteva realizzarlo ossia diventare maestro del controllo verso gli altri.

Il desiderio di figli, che sembra così sincero, è in realtà una maschera. Paolo sa bene di non volerne e, soprattutto, di non poterli avere. Non si tratta solo di una questione fisica, ma di un’eredità che rifiuta di affrontare. Se ammettesse la verità, si esporrebbe alla colpa, quella stessa colpa che la sua famiglia ha nascosto per generazioni, perpetuando una cultura di dominio e silenzi, una cultura di abuso.

Nella sua mente, il controllo è tutto. Offendere, manipolare, dominare: sono i modi per rimanere al centro, per essere visti, per non far emergere il vuoto lasciato da una storia familiare che ha privato le donne di autodeterminazione e dignità. Paolo non vuole una famiglia, non vuole figli. Vuole un riflesso di sé, una proiezione del proprio potere, vuole essere il centro di un mondo fatto di dolore e catene.

“Forse ho sbagliato tutto,” pensa Manic, cercando di capire dove abbia perso la strada. Ma la verità è che non c’è un cammino da ritrovare: il progetto non è mai esistito. È una costruzione, un castello di carte che crolla sotto il peso delle bugie, sotto il peso di cosa Paolo ha fatto anche a Vittoria, la sua prima moglie.

Vittoria, al contrario di Manic, ha guardato l’abisso della cultura che l’ha schiacciata e ha detto: “Questo non mi appartiene. Questo non è amore. Io sono luce, vita, amore.” Ha avuto il coraggio di spezzare il ciclo, di riconoscere il sistema per ciò che era e liberarsene, mentre Manic credeva di vincere per se il conteso Paolo, il suo amante, il suo paladino.

Oggi, Vittoria è una donna a tutto tondo, capace di scegliere e di vivere pienamente. Ha trasformato il dolore in forza, l’umiliazione in autodeterminazione. È uscita vincente perché ha avuto il coraggio di guardare in faccia la verità e di rifiutare la condanna invisibile che Paolo avrebbe voluto imporle.

Manic può fare lo stesso?
Con il sostegno di Faithfully Together, può smettere di cercare risposte negli occhi di Paolo e iniziare a guardare dentro di sé. La sua libertà non è nelle mani di un uomo che vive per il controllo, ma nella capacità di spezzare le catene di una storia che non le appartiene per tornare a scrivere la propria storia, una storia che sarà anche fatta di inganni e sbagli da accettare, ma che può essere riscritta per il suo futuro.

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Dedicato ad Adriana Rita Taraglio, musicista della vita e mamma.

Autore: Elena Tonengo

founder Coach
Faithfully Together

Coach professionista Iscr.
n. 400 Reg. Naz. A.Co.I.,
EFT Practioner e Trainer Mindfulness accreditato a livello internazionale all’IPHM

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