“Non so” … “perché amo” | “Non amo” perché controllo

Bentrovati amici di Faithfully Together,

questo articolo arriva proprio negli ultimi giorni dell’anno.
Non per fare bilanci — quelli li conosciamo bene, spesso sono sterili, a volte persino violenti —
ma per lasciare un seme di consapevolezza.

Un seme che non chiede di essere capito subito.
Un seme che non pretende risultati.
Un seme che, se accolto, può diventare liberazione del potenziale che ognuno di noi porta dentro,
quando riesce a stare — o tornare — lontano da relazioni tossiche.

Prima di lasciarvi alla lettura e alla riflessione, vi ricordo che potete sostenere la nostra attività donando un libero contributo di impegno cliccando qui:


C’è un non so che fa paura.
E ce n’è uno che salva.

Il primo viene etichettato come debolezza.
Il secondo è in realtà spazio vitale.

Il non so di cui parliamo qui non è smarrimento:
è il luogo in cui l’amore respira.

Dire “non so perché amo” significa riconoscere che l’amore vero non nasce dal controllo,
non ha bisogno di spiegarsi,
non pretende garanzie continue.

È un amore che sussurra alla mente il non so del cuore
e lascia aperta la porta alla scoperta.

All’opposto c’è un’altra frase, apparentemente simile ma radicalmente diversa:
“Non amo perché controllo.”

Qui non c’è spazio.
C’è paura.
C’è il bisogno di tenere tutto sotto sorveglianza per non sentire il vuoto.

Il controllo non è amore.
È difesa.

Quando il “non so” viene bandito

Nelle relazioni tossiche il non so non è ammesso.
Viene visto come un errore da correggere,
una falla da chiudere,
un rischio da eliminare.

Tutto deve essere programmabile.
Tutto deve essere verificabile.
Tutto deve essere accettabile, coerente, giustificabile.

Ma una relazione che sopravvive solo se tutto è sotto controllo
non è una relazione:
è una struttura rigida che prima o poi crolla.

E qui arriva uno dei passaggi più delicati.

E le festività diventano la trappola ideale

Perché è proprio durante le feste che il controllo si maschera meglio.

  • L’organizzazione viene scambiata per amore.
  • La precisione per cura.
  • La rigidità per stabilità.

All’esterno tutto sembra perfetto.
All’interno, però, qualcosa si spegne.

Le festività diventano la trappola ideale per chi vive in una relazione tossica,
perché l’assenza di conflitto viene venduta come pace,
mentre in realtà è silenzio imposto.

Non c’è spazio per dire:
oggi non so,
oggi non riesco,
oggi non sono all’altezza delle aspettative.

E quando il non so non ha cittadinanza,
l’amore si trasforma in prestazione.

La casa: rifugio o tribunale?

Una casa dovrebbe essere il luogo dove si abbassa la guardia.
Dove non si punta il dito.
Dove non si entra per giudicare.

Ma nelle relazioni narcisistiche la casa diventa un tribunale silenzioso.
Ogni gesto è osservato.
Ogni parola misurata.
Ogni emozione messa in discussione.

Non ci sono complici,
ci sono controllori.

Faithfully Together nasce proprio da qui:
dalla necessità di rimettere l’essere insieme al centro,
non il funzionare insieme.

Una relazione sana non è quella in cui tutto è chiaro.
È quella in cui ci si può permettere di non sapere, senza essere puniti.

Il non so non indebolisce il legame.
Lo rende umano.

Il “non so” come atto di liberazione

Accettare il non so significa rinunciare all’illusione del controllo.
Significa smettere di chiedere all’altro di rassicurarci continuamente.
Significa tornare a sentire.

E questo vale per chi è in coppia,
per chi è solo,
per chi è in famiglia.

Durante le feste, quando il mondo chiede ruoli, risposte, performance,
scegliere il non so è un atto di cura profonda.

Non verso l’altro.
Verso sé stessi.

La sorpresa: un esercizio di coaching per la relazione sana

C’è un gesto semplice, quasi disarmante, per riportare il non so nella vita quotidiana.

Scegliete — da soli, in coppia, in famiglia — un luogo che non conoscete.
Può essere vicino.
Può sembrare insignificante.

Una strada mai percorsa.
Un paese di cui avete solo sentito il nome.
Un quartiere.
Un bar.

Andateci senza programma.
Senza aspettative.
Senza dover dimostrare nulla.

Camminate lì come si cammina dentro una relazione sana:
con curiosità, ascolto, rispetto.

E portate con voi solo tre domande:

  • Cosa mi sorprende di questo luogo?
  • Cosa sento nel corpo mentre sono qui?
  • Cosa non sapevo di me (o di noi) prima di arrivare qui?

Non cercate risposte immediate.
Non forzate conclusioni.

Lasciate che qualcosa emerga.

Faithfully Together

Faithfully Together è uno spazio di accompagnamento, consapevolezza e relazione sana.

È scegliere l’amore che non controlla,
che non imprigiona,
che non punta il dito.

È riconoscere che il non so non è una mancanza,
ma un varco.

E forse è proprio lì —
in quel varco,
in quell’istante senza garanzie,
in quella relazione che non pretende perfezione —
che il nostro potenziale torna a respirare.

Se leggendo queste parole senti che qualcosa ti riguarda,
se riconosci una fatica, un dubbio, una tensione che non riesci più a ignorare,
puoi scriverci.

La nostra call è gratuita.
Un nostro professionista è a tua disposizione per un primo contatto diretto, umano, rispettoso.

Non per dirti cosa fare.
Ma per aiutarti a capire dove sei e quale spazio puoi ancora aprire.

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

Attenzione
Attenzione
Attenzione
Attenzione
Attenzione!

Dedicato ad Adriana Rita Taraglio, musicista della vita e mamma.

Autore: Elena Tonengo

founder Coach
Faithfully Together

Coach professionista Iscr.
n. 400 Reg. Naz. A.Co.I.,
EFT Practioner e Trainer Mindfulness accreditato a livello internazionale all’IPHM

Lascia un commento