Bentrovati cari amici, anche questa settimana accompagniamo Manic nel suo cammino dentro una relazione che da fuori sembra perfetta, ma che dentro è malata. Paolo la conduce con maestria, costruendo un’apparenza idilliaca che però nasconde qualcosa di più profondo.
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È mattina. Manic si siede al tavolino prima di iniziare il turno. Il bar ha ancora il ritmo lento del risveglio: il tintinnio delle tazzine si mescola alle voci basse, al profumo del caffè caldo. Mescola lentamente, osservando il nero del caffè sciogliersi nel bianco del latte, cambiare colore, confondersi.
Alza lo sguardo. Al banco c’è una coppia. Parlano a bassa voce, sorridono come se il mondo fosse semplice.
Non è così tra lei e Paolo. C’è sempre una tensione sottile nel loro stare insieme, un filo invisibile che stringe, ma che Manic non sa spiegare. Forse è solo il peso dell’amore, pensa. Forse è l’emozione di voler essere all’altezza.
Le parole di lui le rimbombano nella testa:
“Io ti ho sempre fatto del bene.”
Dovrebbero essere una certezza, un conforto. Eppure dentro lasciano un vuoto.
Cosa significa davvero “fare bene”? Essere presenti? Ma Paolo lavora e lei lo aspetta. Sempre in attesa. In attesa che torni, che non sia impegnato, che le conceda attenzione.
Proteggerla? Ma da cosa? La loro vita è tranquilla, senza conflitti, senza minacce.
Guidarla? Forse. Ma a ben pensarci, Manic non è guidata: è incastrata. È sempre alla ricerca di soddisfare le richieste di Paolo, di eseguire ciò che lui si aspetta. O meglio, pretende. E alla fine quelle parole, “Io ti ho sempre fatto del bene”, non sono altro che un modo raffinato per dire “senza di me non sei niente.”
Paolo non costruisce per loro, costruisce per sé. Ogni giorno ottiene qualcosa, raccoglie, accumula. Ma Manic non vede ancora la differenza: il suo cuore trasforma quel “ottenere” in un “prendersi cura”, il controllo in attenzione, la dipendenza in amore.
Ma fare bene non è questo. Fare bene non è creare una gabbia dorata.
Vittoria e la Verità Senza Maschere
Sempre di mattina, dall’altra parte della città, un’altra donna si siede al tavolino del suo bar preferito. Anche Vittoria fissa la sua tazza di cappuccino. Ma non guarda nessuno. Non cerca confronti. Non aspetta nessuno.
Porta la tazza alle labbra: prima il latte, poi il caffè. Prima la dolcezza, poi l’amaro. E lo lascia così, senza mescolare.
Perché il dolore deve essere dolore e la gioia deve essere gioia. Non c’è salute nel confondere, nell’addolcire ciò che non è dolce, nel mascherare ciò che fa male. Alla fine, prende il cucchiaino, raccoglie la schiuma rimasta sul fondo, quel sapore amaro che sa di verità. Non mette zucchero. Non ne ha bisogno.
Per Vittoria, fare bene non è un’affermazione che si subisce. È una domanda che ci si pone.
Fare bene è camminare insieme, nella stessa direzione. È comunicare senza paura, scegliere, costruire, condividere. È gioire di un progetto comune, con un impegno reciproco.
Conosce bene gli uomini come Paolo. La loro abilità nel rendere l’amaro sopportabile, nel farlo sembrare normale. Il loro talento nel manipolare, nel privare chi hanno accanto della possibilità di essere libero.
Ma la vita non è una finzione. E lei non si lascia più ingannare.
Faithfully Together: Interrompere il Ciclo
Faithfully Together nasce per questo:
per aiutarti a riconoscere il vero fare bene, per distinguere l’amore dalla dipendenza.
Se ti ritrovi nelle parole di Manic, se senti che il “fare bene” dell’altro ti lascia un vuoto dentro, fermati. Ascoltati.
Scrivici.
Parlarne sarà una riflessione gratuita e chiarificatrice. Un primo passo verso la consapevolezza. Un atto d’amore verso te stessa.
Fissa con noi un colloquio

Dedicato ad Adriana Rita Taraglio, musicista della vita e mamma.
Autore: Elena Tonengo
founder Coach
Faithfully Together
Coach professionista Iscr.
n. 400 Reg. Naz. A.Co.I.,
EFT Practioner e Trainer Mindfulness accreditato a livello internazionale all’IPHM


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