Bentrovati, cari amici di Faithfully Together.
prima di lasciarvi all’articolo di oggi vi ricordo che potete sostenere il nostro impegno donando ora il vostro contrinuto:
Ci sono immagini che sembrano raccontare soltanto un istante.
Una fotografia.
Un gesto quotidiano.
Uno sguardo rivolto verso una strada.
Eppure, con il passare del tempo, alcune immagini rivelano un significato più profondo: diventano lo specchio di dinamiche che molte persone vivono senza riuscire ancora a riconoscerle.
Un cane fermo davanti a un ingresso, lo sguardo rivolto verso il luogo da cui qualcuno dovrebbe arrivare.
L’attesa.
Un’immagine semplice, ma capace di raccontare uno dei meccanismi più complessi delle relazioni tossiche: continuare a guardare nella stessa direzione, anche quando quella direzione non restituisce più presenza, cura e reciprocità.
Ed è proprio da qui che nasce una domanda che, nel mio lavoro di coach, viene posta spesso:
Quello che si vive in una relazione tossica è davvero amore?
La risposta non è scontata.
Non è semplice.
E soprattutto non può essere uguale per tutti.
La mia visione è questa: SI, è possibile amare all’interno di una relazione tossica.
Una persona può amare sinceramente.
Può aver investito tempo, energie, sogni e parti profonde di sé.
Può aver creduto nella possibilità di costruire, riparare, salvare.
Ma, ATTENZIONE, ciò che alimenta il legame, a un certo punto, non è più l’Amore.
Può diventare altro.
Può diventare abitudine.
Può diventare paura e violenza fisica e psicologica.
Può diventare dipendenza emotiva.
Può diventare espressione del controllo e frutto di una manipolazione subdola travestita da momenti quotidiani dove la continua necessità di “fare” spegne la nostra capacità di discernere i molti segnali che dovrebbero immediatamente farcene allontanare.
L’amore verso l’altro a quel punto assume proporzioni ed effetti tali da contemporaneamente far mettere da parte l’amore verso sé stessi.
Ed è proprio qui che nasce la prigione.
Quando l’attesa prende il posto dell’incontro
L’amore sano vive nella reciprocità.
Non significa assenza di difficoltà, perché ogni relazione attraversa momenti complessi.
Ma esiste un elemento fondamentale: entrambe le persone partecipano alla costruzione del legame.
Quando invece una sola persona continua ad aspettare, comprendere, perdonare, giustificare e sperare, qualcosa si rompe.
L’attesa prende il posto dell’incontro.
Si aspetta una parola diversa.
Si aspetta un gesto diverso.
Si aspetta che l’altro riconosca il dolore.
Si aspetta che finalmente arrivi quel momento in cui tutto tornerà come prima.
E nel frattempo la propria vita rimane sospesa.
È questo uno degli aspetti più dolorosi delle relazioni disfunzionali: non è solo la sofferenza presente, ma il tempo trascorso aspettando un cambiamento che non dipende da noi e non solo, un cambiamento che NON avverrà mai.
L’amore davanti al vuoto
Uno degli inganni più profondi è pensare che, se amiamo abbastanza, possiamo trasformare la realtà.
L’amore ha una forza straordinaria.
Può sostenere.
Può guarire.
Può generare cambiamento.
Ma non può sostituire la volontà dell’altro.
Non può costruire una relazione da solo.
Non può colmare continuamente uno spazio dove manca la reciprocità.
Per questo possiamo arrivare a vivere un paradosso doloroso:
amare profondamente qualcuno e, allo stesso tempo, trovarci dentro un legame che ci consuma.
Non perché quell’amore fosse falso, ma perché l’amore, per essere pienamente vissuto, ha bisogno di libertà, rispetto e responsabilità condivisa.
Il ritorno verso sé stessi
Uscire da questa prigione non significa smettere di amare.
Significa cambiare direzione.
Significa smettere di concentrare tutta la propria energia nel tentativo di salvare l’altro e iniziare a ricostruire il rapporto con sé stessi.
Perché il primo passo della rinascita non è dimenticare.
È ricordarsi.
Ricordarsi chi eravamo prima di dover chiedere continuamente conferme.
Ricordarsi il nostro valore prima di essere definiti dallo sguardo di qualcun altro.
Ricordarsi che l’amore più importante da custodire è anche quello verso la propria vita.
La domanda allora cambia.
Non più:
“Quanto posso ancora aspettare?”
Ma:
“Quando inizierò nuovamente a scegliere me stessa?“
Ed è proprio da questa domanda che inizia un nuovo cammino e diventa una Domanda urgente se sei Genitore!!
Faithfully Together
Faithfully Together nasce per accompagnare le persone nei momenti di cambiamento, crisi e ridefinizione del proprio percorso di vita.
Attraverso percorsi di coaching e mediazione familiare, il progetto sostiene la consapevolezza, la ricostruzione dell’autonomia personale e la possibilità di creare relazioni fondate sul rispetto, sulla libertà e sulla reciprocità.
Perché amare non significa perdersi nell’attesa, annullarsi o peggio diventare assenti a se stessi, ma modello disfunzionale per i propri figli!
Amare significa continuamente imparare a tornare a sé stessi.
Scrivici e richiedi un colloquio gratuito

Dedicato ad Adriana Rita Taraglio, musicista della vita e mamma.
Autore: Elena Tonengo
founder Coach
Faithfully Together
Coach professionista Iscr.
n. 400 Reg. Naz. A.Co.I.,
EFT Practioner e Trainer Mindfulness accreditato a livello internazionale all’IPHM
ANNOTAZIONE IMPORTANTE:
Le relazioni tossiche non ha genere e colpisce indistintamente uomini e donne.
Usiamo il maschile a volte per una convenzione grammaticale legata alla figura del “soggetto narcisista”, ma le dinamiche di deviazione cognitiva e il sabotaggio della realtà vengono messi in atto con la stessa crudeltà da entrambi i sessi.
La maschera dell’eccellenza e il desiderio di controllo non hanno sesso e feriscono nello stesso modo uomini e donne, adulti, bambini ed anziani


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